mercoledì 29 luglio 2009

Stagione tre: navigazione!

Dopo tutto questo correre avanti e indietro a cercare pezzi, smontare e montare, eccoci finalmente intenti (io e Christelle) alla parte vera e propria della navigazione.

Il mio intento era quello di navigare fino a Madeira per trascorrerci qualche mese lavorando a distanza questo inverno, ma una prima ricerca di informazioni sul web ha messo in evidenza come laggiù ed anche a Porto Santo le tariffe di stazionamento per il mio barchino siano proibitive: 450€ / mese!! Faccio prima ad affittare un appartamento..

Passiamo quindi ad una navigazione più ragionata: volendo visitare l'arcipelago di Madeira, occorre trovare un posto dove invernare la barca alle Canarie, che sono le isole più vicine, ma non mi basta il tempo che ho a disposizione. L'alternativa che mi resta è quella di porre come meta entro ferragosto un porto situato nella baia di Cadice che faccia dei prezzi ragionevoli ed offra il servizio di stazionamento a terra. Ciò mi permetterebbe di ritornare in seguito per riprendere la navigazione.

Cerca, cerca: trovato. Portimao. Un altro porto papabile sarebbe Rota, ma devo ancora avere una conferma sulle tariffe.

- Tappa 1: Viveiro - La Coruna. Quindici ore con vento favorevole, ma a tratti troppo debole. Motorato quattro ore in tutto, e per tutta la navigazione un rollio notevole, causato dal mar de fondo di circa un metro e mezzo. Ad ogni modo ci siamo lasciati alle spalle il Capo Bares e il Capo Ortegal che hanno una fama veramente pessima...

- Tappa 2: La Coruna - Sada. Usciti troppo tardi a causa dell'impossibilità di ricevere i bollettini meteo, decidiamo di fare marcia indietro dal momento che il vento è da nordovest e il rollafiocco ha un problema. Poco male, a Sada si sta bene e gli ormeggiatori addirittura smontano le gallocce sul pontile per spostarle e permetterci di ormeggiare più agevolmente...

- Tappa 3: Sada - Camarinas. Dopo aver motorato la mattina per guadagnare acqua, una facile e divertente navigazione al lasco con un forza quattro ben stabilito, su un mar lungo da nordovest di un paio di metri. Nessun delfino avvistato dopo quello tra le banchine del porto a Sada, ma abbiamo avuto modo di testare estensivamente il rilevatore di radar Mer-Veille...

- Tappa 4: Camarinas - Portosin. Lasciato di malavoglia Camarinas, dopo una serata al bar di Rodrigo il bar Curbeiro, ci sembrava di essere ormai diventati cittadini onorari... E che dire della simpatia di Moncho, l'harbourmaster? Impagabile! Dopotutto molti altri navigatori mi avevano descritto il luogo come simpatico, e le conferme non si sono fatte attendere...



Motorato più della metà della navigazione, scorgendo in distanza l'amico Philippe che ha fatto rotta più a sud. Poi un passaggio semplice tra un paio di bassi fondali, e finalmente nella Ria de Muros, a vela. Al marina, dei servizi igienici dove ci si sente a proprio agio come a casa!

- Tappa 5: Portosin - Sanxenxo. Partiti, dietro consiglio del barista della birreria (l'unica!) di Portosin alla volta di Portonovo, una volta arrivati troviamo un porto dove tutte le imbarcazioni a motore navigano almeno a 10 nodi all'interno creando una risacca allucinante. Il personale, decisamente antipatico, ci tratta male e ci assegna un catway accostato ad un motoscafo malamente ormeggiato. Alcuni pescherecci sostano col motore acceso alla banchina del distributore, affumicandoci tutti con i prodotti di combustione del diesel. Ci spostiamo a Sanxenxo (10 minuti) dove, dopo qualche difficoltà linguistica, ci viene assegnato il nostro posto e facciamo conoscenza di un navigatore locale che vuole assolutamente comprare il nostro Dreamer, pronta cassa, assegno alla mano. Sarà tutto vero o sono solo allucinazioni causate dal sole e dalla motorata di oggi? Vedremo... Domani, vento da nord.

- Tappa 6: Sanxenxo - Baiona. Dopo aver ascoltato perplessi un bollettino che dava forza 6 dal settore nord, scarsa visibilità a causa di nebbia e piovaschi, mare vivo fino a 2.5 metri e mar de fondo della stessa altezza, abbiamo mollato gli ormeggi confidando nel fatto che si trattava di solo 20 miglia... In effetti le abbiamo percorse tutte al lasco, con forza 5 e mare grosso solo in prossimità delle secche che delimitano il canale di accesso a Baiona. In compenso, i bollettini per i prossimi giorni danno vento da settore nord piuttosto forte, forza 6 lungo costa e 7 al largo, e mare grosso. Vedremo, intanto ci resta baiona da esplorare...

- Tappa 7: Baiona - Cascais. Pariti da Baiona con un bollettino che dava forza 5-6 da nordovest in calo a 5, incontriamo un mare con fuerte marejada che ci fa rollare parecchio durante tutta la prima giornata di navigazione e la notte, come in una lavastoviglie. La giornata successiva trascorre in maniera decisamente più confortevole, ancora con vento a favore e dei turni dove dormire è più facile e il timone a vento deve lavorare poco per mantenere la poppa al lasco. Prossimi a Cabo de Roca, all'alba, incontriamo una nebbia fitta che ci fa procedere a occhi spalancati e orecchie tese, alla ricerca di qualche cargo o peschereccio che potrebbe intercettare la nostra rotta. Nulla. Arriviamo a Cascais dopo le ultime due ore di navigazione a vela regalataci da un'istantanea nortada a 25 nodi salita in brevissimo tempo poco dopo mezzogiorno. Al largo con vari strati di vestiti, incontriamo a terra un caldo soffocante e in maglietta ci pare di essere in una sauna...

- Tappa 8: Cascais - Portimao. Dopo un aperitivo a un bar frequentato dai pescatori locali con l'amico Philippe (con cui navighiamo a tappe convergenti da Camarinas, ed è diventato la nostra guida dei bar) e una notte in porto per cercare di riposarci al meglio, ripartiamo verso sud in tarda mattinata, per approfittare nuovamente della nortada, che ci regala stavolta un vento fresco ed un mare più tranquillo ma con una nebbia fitta che si dirada solo nel primo pomeriggio ci fa restare incollati al rilevatore radar. Anche stavolta niente cargo. La nortada ci molla verso mezzanotte, nei pressi di una spettrale boa luminosa non segnalata da nessuna carta che segnala un presumibile impianto di acquacoltura, dalla quale riusciamo ad allontanarci solo grazie al motore. Nottata noiosa ma confortevole grazie al ronzare del diesel incrociando poche altre imbarcazioni. La mattina successiva doppiamo Cabo Sao Vicente a vela, accompagnati da un banco di delfini, e costeggiamo la spettacolare costa dell'Algarve, fino a Portimao.

- Tappa 9: Portimao - Olhao. A Portimao ci fermiamo poco, giusto il tempo di prendere accordi con il cantiere di Faro ubicato a Quinta do Progresso, dal momento che il porto, oltre che essere un pò costoso, è decisamente troppo chic per farci sentire a nosto agio. Partiamo senza troppe aspettative di vento, ma le brezze costiere ci regalano un pò di miglia verso est. Arrivati a Olhao, dopo aver percorso a favore di corrente e marea il lungo canale di accesso, veniamo letteralmente trattati a pesci in faccia dall'addetto del marina, che ci caccia via adducendo come motivo (o scusa?) la mancanza di posti, laddove il porto è chiaramente per almeno un terzo vuoto. Passiamo la notte alla banchina delle barche-taxi del porto adiacente, riparati dal maremoto che generano le barche in transito, passando a tutto gas. Al marina di Olhao gli stranieri non sono i benvenuti, e ci si rivolge loro in malo modo, evitando qualsiasi lingua che non sia il portoghese.

-Tappa 10: Olhao - Faro. I responsabili del cantiere di Quinta do Progresso ci fissano un appuntamento alla meda numero 23 verso mezzogiorno, per cui percorriamo in un'oretta le cinque miglia di canali che ci separano dalla fine di quello che ci porta a una zona di ancoraggio poco distante dal centro città. La barca di servizio del cantiere ci scorta lungo il canale non segnalato, percorribile solo ad alta marea, che ci permette di arrivare senza incagliarci al bacino del travel lift. In men che non si dica la barca è a terra, alloggiata con cura e perizia su un robusto supporto in metallo. Una giornata per rassettare tutto e la stagione è conclusa, in attesa di un periodo più propizio per la navigazione, dato che al momento il caldo è insopportabile...

martedì 14 luglio 2009

Vigilia di ferraluglio: il punto della situazione.

E pensare che una volta, a ferraluglio, organizzavo una mega grigliata invitando tutti quelli che conoscevo, anche di striscio... Il risultato era assicurato, così come lo era il cerchio alla testa la mattina dopo...

Ma facciamo il punto della situazione.

Barca in acqua. C'è il sifone dell'acqua di raffreddamento del motore che piscia un pò in sentina, ma la pompa di svuotamento dovrebbe fare il suo lavoro. Imposssibile trovare un ricambio. Domani arriverà il materiale da scalata/speleo e potrò salire in testa d'albero per montare il nuovo fanale tricolore di via, e magari pigliare le misure per una staffa che mi permetterebbe di montare un windex nuovo.

Et voilà. Manca solo di armare la barca e poi, pronti per partire.

Partire una volta che l'anticiclone si sarà nuovamente stabilizzato, dal momento che fino almeno a sabato sono previsti più passaggi di perturbazioni, il che significa vento da SW piuttosto teso e onda sul golfo Artabro. Tocca aspettare. Ecco la situazione di oggi:



In compenso ho sistemato un bel pò di cose:

- Sostituito barra timone (misteriosamente rotta) e rimontato i supporti raddrizzati in officina.
- Rimontata la linea d'asse e ripristinata l'impermeabilità del passascafo, nuovo gelcoat, interprotect, sikaflex e antivegetativa.
- Montati due winch all'albero.
- Montato il rilevatore radar Mer-Veille.
- Fatto carena e una mano (pitocco!) di antivegetativa sull'opera viva.
- Sostituiti termostato ed anodo del motore.
- Ripulito il serbatoio dell'acqua potabile e installato un nuovo tubo di pescaggio al suo interno.
- Riparato il passaponte del cavo dell'anemometro (ora segna giusto!).
- Ricucito il paraspruzzi, perlomeno la parte strutturale.
- Sistemate un pò di scheggiature nel gelcoat.
- Installato nuova pompa di sentina, rivisto il relativo impianto elettrico e ripulito sentina a fondo.

Ok, è tutto.

In compenso il porto è frequentato prevalentemente da veci in pensione che, vista la mia (più) giovane età, mi hanno adottato, fornendomi consigli, materiali, e anche dandomi una mano. Magari ogni tanto diventano pedanti, ma savà.

Nel lavoro di sistemazione della linea d'asse, Jean-Marc è stato indispensabile.

Addirittura oggi, appena messa la barca in acqua, si è presentato un francese che mi ha chiesto se volessi una mano. Appena ha visto che stavo trafficando sul benedetto sifone, è sparito, ed è ricomparso con quello che aveva montato precedentemente in barca, identico al mio, spiegandomi come funziona e come lo aveva modificato lui per convogliare le perdite con un tubo, e regalandomi il pezzo.

Sarà perchè sono in acqua, ma sto decisamente meglio...

Buon ferraluglio a tutti.

giovedì 2 luglio 2009

Una personale interpretazione della vela

Mi é capitato spesso, in passato, navigando come skipper o con gli amici di qualche circolo velico, di non staccare dal ritmo della vita solita, di navigare come fossi all'interno di una metropolitana. Ogni giorno, una fermata, acqua, ricarica alla batteria, cambusa e poi via, senza nemmeno provare a conoscere nulla del luogo in cui eravamo ormeggiati, senza conoscere nessuno, senza entrare in contatto con l'essenza del luogo.

E mi é capitato anche, ma molte meno volte, di incrociare di sfuggita qulcuno che in quello stesso porto ci spendeva molto piu' tempo, che spesso era un personaggio del luogo come di altri luoghi (d'altronde si parla di navigazione a vela), che spesso era intento in incomprensibili operazioni di manutenzione e che spesso l'equipaggio additava con curiosita'. Ricordo con piacere l'amico Vanacore ripetermi spesso come avesse trovato la mia barca ideale, una barca tradizionale in legno rabberciata alla meglio, ormeggiata a Port-Cros, di proprieta' di una persona dalle fattezze tipiche del marinaio solitario.

Ora, qui a Viveiro, ho trovato la dimensione che cercavo.

Che non é quella del navigare per forza, a tappe, come le ferrovienord. Che non é quella dell'inquietudine per l'impossibilita' di uscire 'anche per fare due bordi'. Che non é quella che si puo' comprare in un'agenzia di viaggi o in un circolo/scuola di vela.

Occorre comprarsela la barca, per capire.

E avere tempo. Tempo libero. Io pensavo di averne molto, ma mi sono reso conto che in realta' non basta. Ne ho troppo poco. Ma gia' quanto basta per percepire quanto spesso viviamo in una scatola. Una piccola scatola.

Per rispondere a tutti gli amici che mi contattano e si mostrano dispiaciuti quando si sentono dire che la mia barca non é ancora in acqua: me la passo benissimo cosi'. Ogni giorno conosco nuove persone in porto, coccolo la mia barca come fosse la mia bimba, faccio i lavori che ho deciso col ritmo che voglio, mi prendo il mio tempo, come dicono i francesi.

Quando mi mettero' in navigazione, sara' quando saro' soddisfatto dello stato della manutenzione del Dreamer e il vento sara' favorevole. Non prima di allora.

E se avete poco tempo? Jean-Marc mi ripete spesso: quelli che hanno fretta ma vogliono saggiare cos'é davvero la vela, devono prendere l'aereo, non la barca a vela...

Forse, un po' troppo radicale come posizione. Forse.

Ah: intanto la mia carta di identita' non arriva...

domenica 28 giugno 2009

Traccheggiare

Una cosa che avevo imparato dal mio amico Sky (all'anagrafe Gianluca Dossena, uno dei miei amici che purtroppo non ci sono piú) é quella di 'traccheggiare' ogniqualvolta arrivo in un porto nuovo. Traccheggiare significa guardarsi intorno assumendo quasi l'atteggiamento di un detective, osservare, scovare tutto quello che ci potrebbe essere utile al momento e a quello di un eventuale ritorno. Trovare servizi, cose, persone, come meccanici, shipchandler, ormeggiatori, bacheche meteo, spot wi-fi...

E funziona.

Mentre mi accingo a programmare la navigazione di quest'anno ho conosciuto Jean-Marc, una persona che ha giá fatto il percorso 'inverso' rispetto a quello che vorrei fare io, e cioé é partito da Nizza e ha invernato la barca a terra qui a Viveiro. E' una miniera di informazioni inesauribile dal momento che ha compiuto questa navigazione a piccole tappe, visitando la maggior parte dei porti principali, avendo quasi sempre il vento in faccia.

E quindi, la mia destinazione? Madeira? No Madeira? Quando? Come? Dove? Per ora devo ancora decidere. Del resto non ho ancora finito di traccheggiare...

giovedì 25 giugno 2009

Stagione tre: un primo impatto

E per fortuna che ero arrivato con l'idea che c'era solo qualche lavoretto da fare... La lista comprendeva: Montaggio winch all'albero per la drizza di randa, montaggio luce a 360° in testa d'abero, controllo liea d'asse (fa acqua anche navigando a vela e non mi fiderei a lasciare la barca incustodita in acqua per un paio di mesetti...) e una bella pittata di antifouling. Ah, si, pure il montaggio del Mer-Veille, quattro viti in croce e due cavi...

Invece arrivo e mi trovo la barra del timone sparita e i supporti in inox divelti. Luis, del cantiere sostiene che è stata una mareggiata e che, dal momento che avevo legato la barra, si è sfasciato tutto quanto. Lui, nel frattempo ha costruito una nuova barra che, mi lascia intendere, mi costerà parecchio.


Il Dreamer a Viveiro!


Ora, come abbia fatto un minimo di onda (consultate Google maps per vedere quanto è ridossato il porto) a piegare due supporti in inox di 5 mm di spessore, non me lo spiego.

Qualche barca vicina ha fatto qualche manovra azzardata? Qualcuno col travel lift ha giocato agli autoscontri? Fatto sta che ora mi trovo 4-500 eurini in più da sborsare e i supporti da raddrizzare a mano.

Ma non tutto va male: il concessionario Peugeot sta rabberciando lo scarico della mia 106 con dei pezzi ramazzati in giro, e almeno questo, mi costerà meno che in Italia.

Intanto piove un'ora si e una no e il vento fino a lunedì (consultate i dati grib) è esattamente contrario rispetto alla mia rotta progettata. Vabbè.

Dimenticavo: ho dimenticato a casa la carta di identità.

venerdì 5 giugno 2009

Preparativi per la stagione tre!

Dopo le prime due stagioni passate più in porto a montare e smontare che in navigazione (adesso esagero!) la barca é quasi a posto, per quanto possa esserlo una barca (e qui i proprietari di barche mi capiranno).

Rimangono da fare poche cose, che non mi dovrebbero portare via moltissimo tempo. In ordine sparso:

-Risolvere un problema di infiltrazione d'acqua dalla linea d'asse (ok, questa é una rogna)
-Montare una nuova luce di navigazione in testa d'albero
-Montare due nuovi winch all'albero, per le drizze
-Fare carena
-Montare il Mer-veille
-Montare il termostato del motore

Questo, salvo complicazioni.

E verificare tuttoquanto, naturalmente. Prevedo di raggiungere la barca in auto, in modo da poter trovare tutto il materiale necessario qui in Italia con la dovuta calma.

martedì 28 aprile 2009

Associazione italiana Marieholm 26? Creiamola!

Sono l'unico proprietario italiano di un Marieholm 26? Immagino di no...

Sulla pagina di navigazione del mio sito trovate alcune foto della mia barca e un tracciato delle navigazioni che ho effettuato. Se avete anche voi un Marieholm 26, contattatemi!